Feb 03 2010
Nemo profeta in patria.
Da ieri circola in rete questo articolo interessante: Il Trusted Computing dell’iPad di Apple, che contiene in pratica le stesse identiche considerazioni che avevamo scritto nel nostro post di esordio iPhone 2.0: Game Over..
Al di là di ogni considerazione in stile “ve l’avevamo detto”, in soldoni non è cambiato niente: o qualcuno fa un “Custom Firmware”, ma deve trovare anche un exploit per infilarcelo dentro, oppure come è accaduto per qualsiasi versione di iPhoneOS uscita dalla 2.0 ad oggi non verrà crackata e non c’è di conseguenza NULLA da fare.
Ora c’è uno scenario differente, come giustamente nota Alessandro Bottoni nel suo articolo: il TPM può essere utilizzato – e probabilmente lo sarà – come DRM per proteggere gli e-book. Ora è ragionevole supporre che Apple, dopo l’esperienza iPhone dove comunque grazie ad exploit Hardware è stato possibile ottenere e montare un Custom Firmware, abbia fatto le cose con un po’ più di accortezza, e che abbia reso iPad ancora più blindato dell’iPhone 3G. Il fatto che si sia fatta “in casa” il processore A4, aggiunto all’assunzione di personale altamente skillato nella security non lascia spazio a molte speranze. Ed è comunque da tenere in considerazione che stavolta Apple, se non blinda come Dio comanda l’iPad, non si metterebbe contro “solo” i produttori di App, ma tutto il mondo dell’Editoria, con altri Big Player come Amazon, Google, Barnes&Nobles che non aspettano che un passo falso da Cupertino per dargli contro e spartirsi la torta di questo mercato che “sulla carta” sembra essere ancora aperto e altamente profittevole.
In ogni caso, non avendo in mano il firmware ne l’iPad, è abbastanza difficile lanciarsi in previsioni che non siano de facto dei volgari rumors, e dato che come ben sapete non ci piace lanciarci in speculazioni ma bensì produrre FATTI, rimandiamo il discorso a quando ci avremo messo le mani sopra. E dentro, ovviamente.
iRev, on behalf of DarkApples Hacking Team.
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